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Opere di altri Autori e Creativi

Questa pagina è dedicata ad opere di altri Autori e Creativi che donano un momento di lettura riflessiva a chi ne è appassionato!

Il contributo che leggiamo sotto parla di una donna che ha lottato percorrendo una strada difficile con talento e intelligenza! La sua arte era la fotografia ma non in senso estetico, piuttosto come forma di denuncia!

scopriamola insieme…

Tina Modotti

AUTRICE: Florisa Sciannamea

opere di altri autori:
Tecnica mista Florisa Sciannamea -2020
Una cornice cerca di racchiudere una figura femminile...
Tecnica mista di Florisa Sciannamea 2020 – tutti i diritti riservati

DISCLAIMER:

Questa storia è liberamente ispirata alla vita di Tina Modotti, ogni fatto narrato non è da intendersi come evento storico, biografico ma come libera licenza della Creatività dell’autrice.

Mi chiamo assunta Adelaide Luigia, ma mi chiamano Tina…

Quelli che mi amano e che amo mi chiamano Tinissima.

 E in quella doppia esse così dolce, sibilante ed esagerata è chiusa tutta la mia essssssenza…la mia vita.

Non so se vi interessi sapere dove io sia nata. Più importante è, per lo meno per me, dove io abbia vissuto le mie innumerevoli vite. Comunque, per accontentarvi, vi dirò che sono italiana, friulana per l’esattezza, anche se sono emigrata da piccolissima. Ho vissuto nel mondo e ovunque mi abbiano portato la passione (ecco le esse) l’amore e il dolore.

Bellissima, ssssssssss, affascinante, intelligente, ho molto amato e molto sono stata riamata.

Ho rincorso la vita, ma spesso e’ stata la vita a rincorrere me. Forse perché’ la guardavo non solo con i miei occhi, ma anche con il cuore, seppure attraverso una macchina: una macchina fotografica.

No… non chiamatemi Artista, non lo sono. Faccio solo foto.

Abito a San Francisco con mio marito Robo, dipingiamo batik e amiamo l’arte e la poesia. La nostra casa è un luogo aperto ad artisti e intellettuali. Robo durante un viaggio in Me (sssssssssss) ico compiuto   da solo… ( sssssssssssssssss ) è morto colpito dal vaiolo.

Ho avuto solo il tempo di raggiungerlo mentre chiudevano la bara su un corpo gonfio e pronto ad esplodere per i gas, un viso irriconoscibile e devastato da pustole. Ma raggiungendo Robo, o ciò che di lui era rimasto, ho scoperto un posto meraviglioso dove la passione (ssssssssss ) e il dolore sono abbracciati in un tempo infinito. Ed (Edward Weston) mi sta insegnando tanto della fotografia.

Lo amo e lui ama me.

Credo lo amerò per sempre.  Amo fotografare i particolari e gli oggetti inanimati come le calle, i miei fiori preferiti e pieni di carnalità.

Cosa c’è di più sensuale di quella candida forma accogliente e accartocciata come amante ad un grande e penetrante pistillo giallo che l’attraversa completamente.

In Messico conosco due grandi pittori muralisti: clemente Orzoco e Diego Rivera. Appartengono al sindacato artisti e sono fondatori del giornale “el machete”, portavoce della nuova cultura e organo ufficiale del partito comunista.

Esplodono altre passioni: l’impegno sociale e politico.

In realtà le ho sempre portate dentro di me come una madre porta in grembo il proprio embrione prima di accorgersi del pulsare di quella vita.

La mia attenzione e quella del mio “occhio meccanico”, la macchina fotografica, si spostano quindi su altri soggetti diventando strumento di indagine e denuncia sociale.  Con me nasce il reportage femminile…catturo immagini di mani operaie callose, immortalo manifestazioni popolari, rubo lo smarrimento attonito dei volti di sacco e vanzetti.

 Li ricordate?

Congelo per l’eternità in uno scatto, il riscatto dei più umili.

L’amore con Edward finisce lasciando al suo posto un dolore tragico ed immutabile. Ma la vita come sempre mi rincorre e mi riacciuffa come una madre apprensiva rincorre il figlio che si sta perdendo…

Incontro Frida…

Frida Kahlo.

Magnifica, intensa, la amo subito, ci amiamo subito di un amore fatto di tante cose: soprattutto amicizia, complicità, solidarietà femminile, arte e passione che non finiranno mai perché’ non ci sono barriere nell’amore assoluto.  Durante una serata in un locale pubblico con amici sconvolgiamo molti ballando avvinghiate l’una all’altra un appassionato tango.  Il suo corpo è anche il mio, trafitto, dolorante, vuoto di vita da donare, vuoto come un pozzo senza acqua, nero e profondo. Così appare agli occhi della società.

Anche io come Frida non ho riempito il mio grembo di luce come ci si aspetta da una donna per essere considerata a tutti gli effetti tale.

 Almeno è ciò che tutti sanno…o credono di sapere

Ben altra luce ha riempito il nostro grembo.

Sono anche l’amante di Diego, Diego Rivera il marito di Frida… La conoscenza è stata fatta quindi a tutto tondo.

 conosco Julio, Julio Antonio Mella rivoluzionario cubano.

Lo amo …lo amo…

Me lo ammazzano sotto gli occhi per strada mentre torniamo a casa. È di nuovo dolore, dolore e passione.

Divento una militante politica e le mie opere vengono esposte all’università di Città del Messico. Vengo accusata di complotto contro il nuovo capo dello stato. Magari fosse vero!

Sono espulsa, raggiungo Berlino e da qui parto per mosca dove allestisco l’ultima mostra con il mio nome con me il mio nuovo amore: Vittorio Vidali.

La decisione di abbandonare la fotografia è l’unico tradimento che ho compiuto nella mia vita   prima di dedicarmi completamente alla militanza nel soccorso rossssssso internazionale. Un tradimento nei confronti del mio occhio meccanico. Un tradimento che mi costa un’esistenza da latitante e una falsa identità: Maria da ora in poi è il mio nome.

Ho fatto un ultimo viaggio il 5 gennaio 1942, di notte, da sola …e, pensate un po’, in che modo: su un tassì…ssssssssssssss…

Odore di vecchi sedili di pelle scorticata e ferita, di corpi che sono passati di lì e hanno lasciato impronte, umori, frammenti di tempo.  Davanti ai miei occhi sbarrati vedo lo schienale dell’autista. Che peccato! Con tutto ciò che di bello avrei potuto impressionare nella pellicola della mia “non più vita” l’ultimo fotogramma è proprio questo.  

Raccontano che il mio cuore si sia fermato all’improvviso. Non posso dirvi la verità, la mia morte è avvolta dal mistero e così voglio che rimanga, un’ultima foto, un’istantanea, la mia migliore opera.

Spero che la morte mi abbia colto dal mio lato migliore e non mi abbia lasciato scomposta come una bambola rotta sui sedili posteriori di quel tassì.

Dalla passione, dall’arte un ultimo dono: pablo, pablo neruda, mi regala l’epitaffio sulla tomba. Una carezza alla vita, uno schiaffo alla morte

Sono Tina…Tina Modotti… Tinisssima

Florisa Sciannamea

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